The Bouvet Island
Stefano Cagol, The Bouvet Island, series of installationa, hand-shaped and bolted mirror-polished aluminium
The installation takes its title from an island considered one of the most remote places on the planet, Norwegian but located at the other end of the globe in the Antarctic. Made of dark volcanic rock covered in white ice, with high cliffs of unstable frozen matter, it is unapproachable to us but rich in fauna. To these intertwining opposites that characterise the essence of the island, another contrast had added, since the consequences of human choices have not preserved even this faraway place, the protagonist of one of the most mysterious nuclear experiments, the Vela Incident, recorded by the detectors and yet never claimed. Thus the artist takes this island as a symbol of the contradictions in our relationship with nature. Rock and ice, the work refers to extreme natural conditions through shapes and surfaces created by the artist by cutting and bending sheet metal by hand "until the blood came out". The work takes us back to the origin of the practice of the artist, who had already experimented with this technique at the Brera Academy between 1992 and 1993.
L’installazione prende il titolo da un’isola considerata uno dei luoghi più remoti del pianeta, norvegese ma situata all’altro capo del pianeta, nell’Antartide. Costituita da pietra vulcanica scurissima ricoperta da candidi ghiacci, con alte scogliere gelate, è inavvicinabile per noi, ma ricca di fauna. A questi intrecci di opposti che caratterizzano l’essenza dell’isola, si aggiunge un altro contrasto, visto che le conseguenze delle scelte dell’essere umano non hanno preservato nemmeno questo luogo così lontano, protagonista di un esperimento nucleare tra i più misteriosi, il Caso Vela, registrato dai rilevatori eppure mai rivendicato. L’isola viene così presa dall’artista come simbolo delle contraddizioni della nostra relazione con la natura. Roccia e ghiaccio, l’opera fa riferimento a condizioni naturali estreme attraverso forme e superfici create dall’artista tagliando e piegando a mano la lamiera, “fino a farsi uscire il sangue dalle mani”. L’opera ci porta all’origine della pratica creativa dell’artista, che aveva sperimentato questa tecnica già all’Accademia di Brera tra il 1992 e il 1993.
- MA*GA Museum
- TedX
- Etru Museo Nazionale Etrusco a Villa Giulia
- Il Messaggero
- Artuu
- Il Giornale dell'Ambiente